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  • Raffreddore
  • Raffreddore: farmaci da automedicazione
    Il raffreddore è un’infiammazione solitamente non grave delle vie aeree superiori, causata da virus respiratori; nella maggior parte dei casi si rivela una patologia autolimitante.

    I segni e i sintomi del raffreddore comprendono riduzione o ostruzione della pervietà nasale, sternuti, scolo nasale, mal di gola, tosse, raucedine, cefalea, malessere, febbre superiore ai 37° C.

    Il raffreddore è generalmente causato da uno dei 200 tipi di virus appartenenti a 6 ceppi virali, tra cui Rhinovirus ( più di 200 sierotipi ), virus dell’influenza A, B, e C, virus respiratori sinciziali, virus parainfluenzali, Coronavirus, Adenovirus, alcuni Echovirus; nel 40% dei casi circa non è possibile identificare l’agente infettivo.

    I fattori di rischio per contrarre il raffreddore sono soprattutto rappresentati dall’esposizione a soggetti infetti; la diffusione avviene principalmente per contatto con secrezioni nasali contaminate dal virus, seguito da contatto del naso o delle congiuntive con mani infette.

    Le minuscole particelle di aerosol liberate parlando, tossendo o starnutendo, invece, non riescono ad andare molto lontano nello spazio e contengono una bassa carica virale. I Rhinovirus, però, possono sopravvivere per ore sulle mani e sulle superfici dure.

    La suscettibilità soggettiva al raffreddore dipende in gran parte dai livelli di anticorpi preesistenti; l’immunità persiste poi per anni, ma di solito la maggior parte degli individui ottiene una scarsa protezione verso i futuri agenti infettivi del raffreddore, sia per il grande numero di sierotipi virali, sia per il viraggio antigenico che si manifesta in alcuni tipi di virus.

    La diagnosi differenziale di raffreddore riguarda in primo luogo l’influenza, i cui sintomi sistemici comprendono mialgia, malessere, cefalea e sintomi oculari che possono spesso superare i sintomi respiratori; è necessario tenere in considerazione anche parotite, rosolia, rinite allergica, infezione da Cytomegalovirus, virus di Epstein-Barr, Mycoplasma pneumoniae.

    I reperti patologici generalmente riscontrati che permettono di diagnosticare un raffreddore sono edema e iperemia della mucosa nasale, provocati dall’infezione da parte del Rhinovirus dell’epitelio ciliato che riveste le cavità nasali.

    I Rhinovirus provocano una flogosi non distruttiva delle mucose, a differenza dei virus influenzali e parainfluenzali che danneggiano l’epitelio fino alla membrana basale.

    Inoltre in caso di raffreddore si rileva essudazione di siero e muco contenenti immunoglobuline, e all’esame istologico si può riscontrare edema del tessuto connettivo subepiteliale e scarsa infiltrazione cellulare, comprendente neutrofili, plasmacellule, linfociti ed eosinofili.

    È possibile eseguire esami di laboratorio che possono rivelarsi utili nella diagnosi, come test emocromo se i sintomi persistono oltre i 10 giorni o in presenza di febbre superiore ai 38° C, oppure un esame citologico nasale per rilevare la presenza di eosinofili.

    In casi rari, soprattutto in pazienti che vanno incontro a ricovero, si possono utilizzare test antigenici rapidi per identificare un grande numero di virus respiratori. È possibile inoltre effettuare un isolamento colturale del virus dal lavaggio nasale o un’identificazione con metodo ELISA o RIA.

    La diagnostica per immagini generalmente non è indicata né necessaria, a meno che non si sospetti una superinfezione batterica dei seni paranasali, della trachea o dei polmoni.

    Le linee generali di trattamento del raffreddore prevedono riposo, abbondante assunzione di liquidi e terapia sintomatica, tenendo presente che il decorso generalmente è di circa una settimana. Può essere di beneficio umidificare l’aria e sospendere l’uso di tabacco e alcool.

    Per quanto riguarda la terapia medica, non sono documentate pratiche preventive o misure terapeutiche definitive; lavarsi le mani frequentemente ed evitare il contatto con le mucose di persone affette può contribuire a prevenire l’insorgenza del raffreddore.



    I farmaci utilizzati comunemente sono i decongestionanti locali, in grado di ridurre edema e gonfiore della mucosa nasale, facilitare il drenaggio e ridurre la difficoltà nel passaggio dell’aria.
    Tra questi il farmaco di scelta è la Oximetazolina ( adulti e bambini sopra i 6 anni: soluzione allo 0.05%, 2 o 3 spray per narice 2 volte al giorno; bambini da 2 a 6 anni: soluzione allo 0.025%, 2 o 3 gocce per narice 2 volte al giorno ). La congestione iatrogena ( provocata dal farmaco ) è un’evenienza rara, se viene usato per un periodo non superiore a 5 giorni.
    I più comuni medicinali per uso locale contenenti Oximetazolina sono: Actifed Nasale, Rino Calyptol, Vicks Sinex Spray Nasale, Vicks Sinex Nebulizzatore Nasale.

    I decongestionanti orali presentano, rispetto a quelli topici, alcuni vantaggi: una più lunga durata d’azione, assenza di irritazione locale e nessun rischio della comparsa di congestione iatrogena; tra questi, il principio attivo più impiegata è la Pseudoefedrina ( adulti: 60 mg ogni 4-6 ore; bambini sopra i 6 anni: 30 mg ogni 4-6 ore; bambini tra 2 e 6 anni: 15 mg ogni 4-6 ore ).
    Tuttavia, è opportuno ricordare che i decongestionanti orali, generalmente contenenti Pseudoefedrina o Dimetofrina in associazione con antistaminici e anti-infiammatori, presentano alcune importanti controindicazioni; infatti, agendo su tutto il letto vascolare, possono aumentare la pressione arteriosa, causando così ipertensione; inoltre sono stimolanti cardiaci, e la loro somministrazione può causare aritmie.
    Dosi eccessive o una marcata sensibilità individuale possono determinare anche tachicardia, nervosismo, agitazione, insonnia ed ansietà. L'utilizzo di Pseudoefedrina è controindicato in presenza di diabete, patologie cardiovascolari, ipertensione, ipertrofia prostatica, ipertiroidismo, gravidanza, glaucoma ad angolo chiuso e negli individui che assumono inibitori delle MAO e Selegelina, e può essere causa di cefalea e vertigini.

    I principali medicinali da banco per somministrazione per bocca, contenenti Pseudoefedrina, sono: Actifed, Actigrip, Naristar, Nurofen Influenza e Raffreddore, Reactine, Vicks Flu Action.

    In caso di raffreddore, spesso si presenta la cosiddetta tosse grassa, poiché l’infiammazione in corso determina come reazione di difesa un aumento della secrezione di muco ( catarro ) da parte della mucosa bronchiale. Il catarro riempie così i bronchi, occludendoli, e stimolando la tosse per eliminare il muco in eccesso. Sono quindi utili farmaci antitussivi con attività mucolitica ed espettorante.

    I farmaci mucolitici agiscono sui legami chimici che danno consistenza al muco stesso, dato che questo è formato da catene proteiche contenenti residui zuccherini e gruppi molto reattivi chimicamente.

    Si distinguono differenti tipi di mucolitici, alcuni dei quali contengono Acetilcisteina ( Fluimucil Mucolitico ), soluzioni saline, o tripsina ( questa applicazione della tripsina è tuttavia limitata dall'effetto irritante sulla mucosa dell'apparato respiratorio ); queste sostanze sono in grado di rompere i polimeri proteici del muco, fluidificandolo e facilitandone la rimozione.

    L’assunzione di Fluimucil Mucolitico può, occasionalmente, causare nausea e vomito e raramente reazioni di ipersensibilità come orticaria e broncospasmo. Durante la terapia è necessario uno stretto controllo dei pazienti affetti da asma bronchiale per la possibile comparsa di broncospasmo. La somministrazione di Acetilcisteina, soprattutto all’inizio del trattamento, può fluidificare le secrezioni bronchiali ed aumentarne nello stesso tempo il volume; se il paziente è incapace di espettorare in modo efficace, per evitare la ritenzione dei secreti occorre ricorrere al drenaggio posturale e alla broncoaspirazione.

    In alternativa si possono utilizzare farmaci in grado di modificare la biochimica e la secrezione del muco, come la Carbocisteina ( Lisomucil Mucolitico ) in forma di sciroppo, i cui possibili effetti collaterali sono lievi vertigini e disturbi gastrointestinali ( mal di stomaco, nausea, diarrea ). L’impiego è controindicato nei soggetti ipersensibili alla Carbocisteina e in chi soffre di ulcera gastro-duodenale.

    È possibile anche ricorrere a farmaci che alterino l’adesività e l’idratazione del muco, come Bromexina ( Bisolvon Linctus ) e il suo metabolita attivo Ambroxolo ( Fluibron ), in grado di ridurre la viscosità delle secrezioni mucose. L’impiego di Bromexina non presenta gravi rischi, sebbene sia opportuno essere cauti se il paziente è epatopatico o presenta ulcera peptica.

    Poiché la somministrazione di mucolitici, inclusa la Bromexina, è stata associata a comparsa di manifestazioni cutanee avverse quali la sindrome di Stevens-Johnson e di Lyell, anche se la possibilità di insorgenza è abbastanza remota, si raccomanda di interrompere l’assunzione del farmaco in caso di comparsa di lesioni o ulcerazioni cutanee.


    Tra i farmaci più specificamente espettoranti, cioè in grado di favorire l’espulsione del catarro fluidificato, il più usato è la Guaifenesina ( adulti: 100-400 mg ogni 4 ore; bambini sopra i 6 anni 100-200 mg ogni 4 ore; bambini tra 2 e 6 anni 50-100 mg ogni 4 ore ). Assunta in dosi eccessive può dare adito a episodi di nausea, vomito, e dolore addominale.
    I medicinali contenenti Guaifenesina, come unico principio attivo, sono: Broncovanil, Resyl, Vicks Tosse Fluidificante.

    Il decorso e la prognosi attese in caso di raffreddore prevedono una completa guarigione in un periodo di tempo da 3 a 5 giorni. L’unica prevenzione possibile consiste nel lavarsi spesso le mani ed evitare il contatto con le mucose di persone affette. ( Xagena2011 )


     
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